I fantasmi di Ville Sbertoli

Ville Sbertoli PistoiaSulle morbide colline di Collegigliato, sopra Pistoia, sorge il complesso architettonico di Ville Sbertoli. Il Professor Agostino Sbertoli scelse quel luogo di pace, immerso nella natura rigogliosa e cullato da una purissima aria frizzante, per creare una Casa di Cura per malattie mentali. Il dottore, originario di Fivizzano, acquistò il complesso di ville patrizie, con tanto di casa colonica annessa (villa Franchini, Taviani e villa Rosati) tra il 1868 e il 1876.  Secondo un’altra storia che aleggia su Ville Sbertoli, la struttura sarebbe sempre stata di proprietà della famiglia: uno dei figli del dottore, affetto da gravi patologie mentali, occupò l’attenzione del padre per tutto il corso della sua vita.

Per questo motivo, il professore scelse di dar vita a quel progetto, proprio per consentire al figlio di ricevere le adeguate cure in un luogo per lui familiare e gradevole, tranquillo e piacevole.

Il manicomio acquistò subito una certa notorietà, tanto che il professore decise di ampliare la struttura, suddividendo i suoi pazienti in varie aree, in base al sesso, alla provenienza sociale e alla tipologia di malattia. Alla morte del dottore, la conduzione del manicomio passò al figlio Nino, il quale apportò modifiche strutturali, costruendo ulteriori edifici e una centrale elettrica: abbandonò l’attività nel 1920 e il manicomio fu acquistato nel 1950 dall’Amministrazione Provinciale di Pistoia che lo rese un Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale. La storia della decadenza di Ville Sbertoli ha inizio quando, con la chiusura dei manicomi per la Legge Basaglia del 1978, il complesso viene completamente abbandonato e lasciato a un triste destino di decadimento.

Alla struttura si accede facilmente, accolti da un bellissimo parco, affascinante e molto suggestivo: all’interno degli edifici, una serie di ambienti contrastanti testimoniano il passato da ricca e lussuosa residenza patrizia, adibita successivamente a scrigno della follia, del dolore e del tormento dei pazienti, curati con terapie sadiche e crudeli.

I fantasmi di Ville Sbertoli pullulano le stanze, agghiddando le pareti di inquietanti disegni ancora oggi visibili, tra bambini con fucili in braccio e demoni antropomorfi partoriti da menti malate:

bottiglie, cartelle cliniche, libri e tutto il peso di un passato cupo e misterioso, rovesciato sul quel pavimento un tempo finemente decorato. Passando per le stanze, si possono incontrare marchingegni tanto curiosi quanto agghiaccianti, di fronte ai quali la mente comincia a volare, finendo per scontrarsi su un muro di oscurità: i cavi elettrici, ingabbiati in scatole poste su sedie con blocchi per polsi e caviglie, seppur corrosi dal tempo, sono l’evidente simbolo di quali pratiche fossero costretti a sopportare i malati di mente, i pazzi, i matti.

Quel dolore ha finito per imprimersi indelebilmente tra quelle mura e quei soffitti preziosi, sorretti da scalinate maestose, ancora oggi ben conservate: come mai nessun privato ha voluto acquistare questo bellissimo complesso negli ultimi trent’anni? Perché circolano voci, misteri e leggende, sulle Ville Sbertoli di Pistoia.

Urla agghiaccianti, lamenti, voci e pianti provengono da un passato incastonato tra le mura delle celle di isolamento, mentre si dice che il pianoforte di Ville Sbertoli, nel salone principale della villa centrale, venga spesso suonato dal fantasma del figlio del professore, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Oggi il villaggio-manicomio appartiene alla ASL di Pistoia: nonostante non sia mai stato ristrutturato, si presenta in condizioni abbastanza buone. Tra tutti i manicomi della Toscana, probabilmente è l’unico a palesare un triste passato fatto di ipocrisia e dolore, praticamente rimasto intatto: da un lato, la meraviglia degli affreschi di alcune bellissime stanze intaccate ormai dal tempo, dall’altro, tutto il dolore dei pazienti, dipinto con colori accesi su mura che hanno tanto da raccontare. Eccone un esempio, una poesia scritta sul muro di una stanza:

 

Quando la tua pazzia

non desiderata

Quando la tua pazzia

non voluta

viene strangolata

nelle sbarre della fossa

Tu

da impotente caprone

ti trasformi in uomo

e lunico mezzo per farlo

Lunico mezzo

per stupire i camici bianchi

che ti vogliono curare a fondo

è quello di rinchiuderti

in una pazzia voluta

e quando vuoi essere pazzo

nessun camice bianco

riuscirà a trarti

fuori dalla fossa

Tu

vuoi essere pazzo

e sarai

un beato felice pazzo

per tutto il resto

della tua vita

Pazzo.

 

(Scritta nellunica luce di notte- cesso- alle ore 3 del 10 settembre 1968)

 

IMMAGINE DELL’ARTICOLO PRESA DAL SITO: http://irintronauti.altervista.org/

 

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